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Il Piede: Biomeccanica e Funzioni

plantari pediatrici

Il Piede: Biomeccanica e Funzioni

Piede - Ortopedia Dr. Mazzucchelli Parma

Cos’è un piede?

  • Il piede è una struttura alquanto complessa, in cui sono presenti 26 ossa33 articolazionie più di un centinaio tra muscoli (20)tendinilegamenti. La sua struttura è un capolavoro biomeccanico.
  • Il piede è il punto fisso al suolo su cui gravita l’intero peso del corpo. E’ alla base del sistema di controllo antigravitario (sistema posturale o di equilibrio) che permette all’uomo di assumere la postura eretta e di spostarsi nello spazio.
  • Il piede è sia un effettore sia un ricettore: riceve ed esegue dei comandi (risposta motoria), tramite i muscoli, e, nel contempo, interagisce col resto del corpo (il sistema miofasciale, esterocettori cutanei della pianta e dai propriocettori dei suoi muscoli, tendini e articolazioni).

Il piede come organo di senso

Gli esterocettori cutanei del piede sono ad alta sensibilità e rappresentano l’interfaccia costante tra l’ambiente e il sistema tonico posturale o dell’equilibrio.

Le informazioni plantari infatti sono le uniche a derivare da un recettore sensoriale fisso a diretto contatto col suolo. Il riflesso plantare, è in grado di attivare e modulare riflessi molto complessi con funzioni posturali di notevole importanza. Pertanto il piede è considerato il principale organo di senso e di moto antigravitario del corpo umano, come si denota nelle rappresentazioni motorie e sensitive dell’homunculus

Per questo motivo il piede, nelle popolazioni dei paesi sviluppati che vivono su un terreno poco fisiologico (non stimolante) quale è il terreno piano, è (quasi) normalmente l’origine dello squilibrio posturale. Nello stesso tempo esso è anche l’elemento adattativo che tampona, meglio che può, gli squilibri alti, in genere discendenti dall’apparato stomatognatico(denti e articolazione temporo-mandibolare) e/o dagli occhie/o dal vestibolo.

Note:  "l'uomo, anche quando è in movimento, tende al maggior risparmio energetico possibile. Soprattutto se in presenza di patologia"

Le funzioni del Piede

  • Garantisce stabilità alla posizione eretta;
  • Assorbe buona parte del peso del corpo;
  • Permette la locomozione. Grazie alla sua complessa anatomia, il piede consente all’uomo di camminare, correre, saltare e camminare anche su superfici irregolari.
  • Tampona i disturbi discendenti;
  • Fornisce infinite informazioni.

Biomeccanica applicata

  • In biomeccanica, nessuna forza interna a un corpo, ossia che si esaurisce nell’ambito del corpo (rappresentata dai muscoli nel caso dell’uomo), è in grado di spostarlo nello spazio. Affinchè il corpo si muova è necessaria una forza esterna. Le forze esterne ambientali per eccellenza sono: la gravità, la reazione dal suolo e l’attrito. L’uomo moderno ha nei piedi i più efficaci strumenti per prelevare dalla gravità le energie necessarie per la locomozione. 
  • Solo un vigile controllo (sistema tonico posturale) riesce, in tale condizione, a ricercare l’equilibrio dinamico stabile nella stazione eretta e l’equilibrio dinamico instabile durante la locomozione (che consente la trasformazione dell’energia potenziale in energia cinetica). Ciò avviene soprattutto grazie a un servizio informativo (esterocettori cutanei e propriocettori) talmente preciso e tempestivo con interventi energeticamente economici (non rilevabili elettromiograficamente) da parte di muscoli con prevalenza di fibre rosse. Si tril privilegio di adattarsi alle più svariate condizioni ambientali.atta della manifestazione informativa più importante in quanto fornisce all’uomo

Il piede, nel suo ruolo di “base antigravitaria”, in un primo tempo prende contatto con la superficie di appoggio adattandosi ad essa rilasciandosi, successivamente si irrigidisce, divenendo una leva per “respingere” la superficie stessa. Il piede deve quindi alternare la condizione di rilasciamento con la condizione di irrigidimento. L’alternanza di lassità-rigidità giustifica l’analogia con l’elica a passo variabile. Retropiedee avampiede si dispongono infatti in piani che si intersecano in modo variabile. Nella condizione ideale, il retropiede è disposto verticalmente e l’avampiede orizzontalmente. A piede sotto carico la torsione tra retropiede e avampiede si attenua nel rilassamento (il piede diviene una piattaforma modellabile) e si accentua nell’irrigidimento (il piede diviene una leva).

L’immaginario collettivo: piede cavo o piede piatto!

Biomeccanica del piede - Ortopedia Dr. Mazzucchelli
arco del piede - Ortopedia Dr. Mazzucchelli
Il tibiale posteriore - Ortopedia Dr. Mazzucchelli

Il muscolo Tibiale Posteriore

Origina dalla superficie della tibia al di sotto del muscolo soleo e della membrana interossea, e dalla faccia mediale del perone. Il suo tendine entra nel piede passando tra il malleolo mediale e il calcagno, passando nel retinacolo dei muscoli flessori. Si inserisce con due capi, il capo superficiale sulla tuberosità dell’osso navicolare, il capo profondo sul primo secondo e terzo cuneiforme. È responsabile dell’inversione e della flessione plantare del piede, agisce inoltre sorreggendo l’arcata plantare del piede.

La disposizione ad arco è apparente essendo espressione del grado di avvolgimento dell’elica podalica. Il piede quindi non ha il significato di un arco o volta reale ma apparente, che si alza durante l’avvolgimento e si abbassa durante lo svolgimento dell’elica.

La torsione (avvolgimento) dell’elica podalica è connessa alla rotazione esterna (extrarotazione) dei segmenti sovrapodalici (gamba e femore). L’astragalo ruotando all’esterno solidalmente con le ossa della gamba, sale sul calcagno chiudendo in tal modo l’articolazione medio-tarsica; il retropiede si verticalizza. L’avampiede aderente tenacemente al suolo reagisce alle forze torcenti applicate sul retropiede; il piede è quindi irrigidito. 
Occorre tener presente che in biomeccanica sono presenti numerosi meccanismi elicoidali in quanto, fungendo come piani inclinati, consentono di agire con sforzi minimi su rilevanti resistenze.

I componenti dell’ elica (tacco-Vdito-Idito)

Funzionalmente e strutturalmente è possibile suddividere il piede in: 
– retropiedeformato da astragalo e calcagno. Dispositivo centrale del controllo biomeccanico della gravità; 
– avampiedeformato da scafoide, cuboide, 3 cuneiformi (definiti anche mesopiede, tarso con il retropiede), 5 raggi metatarsali (metatarso) e le falangi delle 5 dita; funge da “adattatore e reattore”.

IL retropiede

Il retropiede - Ortopedia Dr. Mazzucchelli

Il complesso articolare peri-astragalico (retropiede) è composto da:

  1. articolazione tibio-peroneo-astragalica; 
  2. articolazione sotto-astragalica posteriore (astragalo-calcaneare) 
  3.  articolazione sotto-astragalica anteriore (astragalo-scafoidea) 
  4. articolazione medio-tarsica o di Chopart (astragalo-scafoidea + calcaneo-cuboidea)

NB: L’astragalo è l’unico osso che non presenta inserzioni muscolari e che si muove a seguito delle forze trasmesse dalle ossa adiacenti.

Avampiede e articolazione di Chopart

L’articolazione medio-tarsica o di Chopartè costituita dalle due articolazione astragalo-scafoidea e calcaneo-cuboidea. Essa è la sede di separazione tra retropiede e avampiede nonchè il luogo dove converge il contrasto retro-avampodalico durante l’elicazione del piede. Da questa articolazione l’azione procede chiamando in causa le articolazioni distaliossia dell’avampiede. 
L’avampiede assume il significato, oltre che di “adattatore” alla superficie di appoggio (fase di rilasciamento), di “reattore” in quanto sede di applicazione della reazione al suolo ossia della spinta propulsiva che nell’arco dell’irrigidimento migra in direzione calcaneo-digitale; le sue articolazioni sono:

  – articolazione tarso-metatarsale (di Lisfranc)

  – articolazioni metatarso-falangee

  – articolazioni falangee

L’intervento dell’articolazione tarso-metatarsale o articolazione di Lisfrancnella meccanica podalica determina il comportamento del ventaglio costituito dai metatarsi. Nell’articolazione di Lisfranc si definisce l’adattamento dell’avampiede alla superficie di appoggio, per via delle sollecitazioni di quest’ultima sulle teste metatarsali. 
Le articolazioni metatarso-falengee, tramite la flessione dorsale delle dita, avviano il meccanismo dell’arganonel periodo ultimo e definitivo dell’irrigidimento podalico (propulsione), durante la deambulazione. L’estensione dorsale delle dita tende la aponeurosi plantare (immagine) realizzando il grado estremo di irrigidimento; L’avvolgimento delle singole digitazioni dell’aponeurosi plantare attorno al capitello del relativo metatarso realizza una condizione meccanica simile a un argano (elica –> leva –> argano). Nella fase di rilasciamento, al contrario, le dita si adagiano e ampliano la superficie di appoggio e l’aponeurosi plantare è detesa.

Considerazioni finali

La disposizione ad arco è in realtà apparente essendo espressione del grado di avvolgimento dell’elica podalica. Il piede quindi non ha il significato di un arco o volta reale ma apparente, che si alza durante l’avvolgimento e si abbassa durante lo svolgimento dell’elica. E’ errore comune non considerare il piede come un organo di senso, ossia porta di ingresso e filtro degli stimoli ambientali.

Le anomalie strutturali del piede non solo rendono precaria la risposta motoria (ovvero l’avvolgimento dell’elica) ma sono anche ragione di ostacolo alla ricezione corretta della stimolazione ambientale. La ricettività dei recettori gravitari, presenti in gran numero nei muscoli e nelle formazioni articolari e aponeurotichedel piede (immagine), risulta alterata essendo anomali la disposizione e la condizione circolatoria dei tessuti che li ospitano. I legamenti(legamento deltoideo, legamento calcaneo-scafoideo plantare, legamento interosseo ecc.) e le formazioni muscolo-tendinee (nel piede piatto ovvero nel difetto di avvolgimento dell’elica podalica, in particolare, il tibiale posteriore, il flessore lungo dell’alluce e il flessore lungo delle dita, essendo strutture che controllano la pronazione), infatti, sono sollecitati da tensioni abnormi. Come conseguenza di ciò, il circuito di controllo della gravità risulta almeno parzialmente occluso. 

Risulta chiaro che un appoggio non corretto può far sentire le conseguenze a caviglia, ginocchio, anca, tutta la colonna vertebrale, fino a interessare il posizionamento del cranio e quindi il apparato occlusale(stomatognatico) e visivo.

Dr. Mazzucchelli Luca

Fisioterapista e Tecnico della Riabilitazione

Lo studio della postura attraverso l’esame baropodometrico e stabilometrico per la realizzazione dei plantari su misura può essere di grande aiuto per risolvere tali problematiche.

MAGNETOTERAPIA AD ALTA FREQUENZA E BASSA INTENSITÀ

Poli magnetici

La magnetoterapia ad alta frequenza, detta anche elettromagnetoterapia ad alta frequenza si basa sull’ emissione di onde radio di frequenze comprese tra i 18 e i 900 MHz in brevi impulsi, la cui frequenza è regolabile.

Il campo magnetico generato in alta frequenza è caratterizzato da intensità molto basse che vengono misurate solitamente in mW.

Il campo elettromagnetico viene generato da un circuito radiante contenuto all’interno di un apposito applicatore facilmente adattabile alla parte del corpo da trattare.

Come nella magnetoterapia a bassa frequenza l’azione principale è quella di ripristinare la carica energetica a livello cellulare. I campi elettromagnetici sono in grado di favorire il recupero fisiologico dell’organismo indebolito a causa di una malattia o di un trauma.

Si parla anche in questo caso di campi elettromagnetici pulsati (CEMP).

Gli studi clinici effettuati dimostrano l’efficacia della magnetoterapia ad alta frequenza per tutte le patologie a carico dei tessuti molli, pur mantenendo risultati importanti anche nel trattamento di patologie ossee.

Può essere utilizzata anche per i ritardi di calcificazione, ma richiede più trattamenti rispetto alla magnetoterapia a bassa frequenza.

Elenchiamone alcune:

  • Distorsioni
  • Tendiniti
  • Dolori muscolari
  • Lombalgie
  • Sciatalgie
  • Mialgie
  • Artriti-artrosi
  • Dolori articolari

MAGNETOTERAPIA A BASSA FREQUENZA E ALTA INTENSITÀ

La magnetoterapia a bassa frequenza e alta intensità consiste in un dispositivo che emette campi elettromagnetici trasferiti al paziente tramite solenoidi.

Un solenoide può essere rappresentato come un filo di rame avvolto, simile ad una molla. Lungo il filo viene fatta passare una piccola quantità di corrente che genera un campo magnetico le cui linee di forza costituiscono il campo positivo (NORD) e quello negativo (SUD).

Poli magnetici

Nell’uso terapeutico gli avvolgimenti sono schiacciati e il solenoide assume una forma piatta che viene messa a contatto diretto con la parte da trattare, ad eccezione dei solenoidi a cilindro, dove il paziente viene curato posizionandolo all’interno dell’applicatore stesso. La forma fisica dei solenoidi varia da produttore a produttore e possono essere circolari, rettangolari, cilindrici ed usati singolarmente o contenuti insieme in una fascia. Indipendentemente dalla forma, l’importante è che siano in grado di generare campi magnetici di intensità e frequenza adeguati.

MAGNETOTERAPIA NEL TRATTAMENTO DELL’EPICONDILITE

Magnetoterapia ed Epicondilite
Magnetoterapia ed Epicondilite

La magnetoterapia non è la terapia per eccellenza usata nel trattamento dell’epicondilite, ciò nonostante, può essere di grande aiuto nella strategia terapeutica globale e per questo viene spesso raccomandata.

L’epicondilite è un processo infiammatorio del tendine d’origine dei muscoli estensori della mano; è conosciuta volgarmente come “gomito del tennista”, già che quasi il 50% dei tennisti finiscono per patire questa lesione durante la loro carriera sportiva. Inoltre è una patologia piuttosto comune ad altre professioni che richiedono intensi sforzi compiuti con le estremità superiori.

L’epicondilite si manifesta con dolore, presente anche in condizione di riposo; nel realizzare l’estensione dorsale, il dolore aumenta, in special modo quando si ostacola il movimento. Il dolore è presente anche alla palpazione dell’epicondilo sul tendine infiammato.

Il trattamento fisioterapico richiede, in primo luogo, riposo: la riabilitazione è impossibile se manteniamo il livello di sforzo che ha originato la lesione.

Molto probabilmente il medico prescriverà calmanti e antiinfiammatori; è possibile limitare la mobilità con un bendaggio che limiti la prono-supinazione dell’avambraccio e la flesso-estensione della mano.

Dopo l’intervento iniziale per alleviare il dolore, con compresse termiche fredde o con un massaggio locale con un cubetto di ghiaccio, la magnetoterapia può essere consigliata.

Questa tecnica è in grado di rilassare il muscolo, migliorando la microcircolazione, accelerando il trofismo e alleviando il dolore. La magnetoterapia produce dunque un complesso si effetti che, agendo all’unisono, accelerano il processo di riabilitazione.

MAGNETOTERAPIA NEL TRATTAMENTO DELL’ARTROSI

Magnetoterapia
MAGNETOTERAPIA NEL TRATTAMENTO DELL’ARTROSI

I primi sintomi dell’artrosi sono i dolori alle articolazioni; il dolore riduce la mobilità, per cui si perde forza e la massa muscolare si riduce.

A causa di questa riduzione, la muscolatura perde parte della propria capacità di ammortizzare gli impatti e le articolazioni finiscono per soffrire di più con il movimento.

Si genera così un processo in cui il progressivo deterioramento sembra inevitabile; con il passare del tempo, le articolazioni più danneggiate sono quelle che hanno bisogno di maggiore ammortizzazione da parte della muscolatura striata; ginocchiaanche e colonna vertebrale soffrono in modo particolare delle limitazioni e del dolore generato da questa patologia.

Il trattamento con magnetoterapia mira alla riduzione del dolore e al ritardo del processo degenerativo che accompagna l’artrosi.

È utile combinare la magnetoterapia con esercizi attivi che favoriscano il rafforzamento della muscolatura vicina alla zona danneggiata dall’artrosi.

Si consiglia anche di ricorrere all’elettrostimolazione per migliorare la forza muscolare senza sovraccaricare l’articolazione. L’uso dell’elettroterapia, con correnti che migliorano la vascolarizzazione e diminuiscono il dolore, favorisce il processo di riabilitazione complessivo.

OSTEOPOROSI E MAGNETOTERAPIA

Magnetoterapia

Si tratta dei campi magnetici pulsati a bassa frequenza e bassa intensità, che vengono indicati con la sigla CEMP (Campi Elettromagnetici Pulsati) o PEMF in inglese (Pulsed Electromagnetic Fields). Intensità basse, non superiori a 100G e frequenze ridotte, non maggiori di 100 Hz, sono oggi alla base della Magnetoterapia, una metodica tradizionale, non invasiva, particolarmente indicata per la stimolazione della rigenerazione delle fratture e per rallentare il processo di diminuzione della densità ossea innescato dall’osteoporosi.

La Magnetoterapia può essere applicata in modo mirato, concentrando l’applicazione su particolari distretti anatomici, o in modo totale, sottoponendo l’intero organismo all’azione benefica dei campi magnetici pulsati.

La prima modalità è applicata in caso di patologie localizzate, dovute a trauma, sovraccarico, degenerazione, e nel caso della stimolazione della guarigione di fratture.

La Magnetoterapia totale, invece, viene impiegata per la stimolazione del riequilibrio dell’intero metabolismo e può favorire il rallentamento della perdita di sostanza minerale ossea dovuta all’osteoporosi.

La Magnetoterapia è efficace perché i campi magnetici pulsati (PEMF) interagiscono con le strutture cellulari, favorendo il recupero delle condizioni fisiologiche di equilibrio.

Agiscono sulle membrane cellulari favorendo lo scambio ionico tra i due lati della membrana. Questo porta a ripristinare il corretto potenziale transmembrana che è fondamentale per assicurare l’apporto di nutrienti all’interno della cellula.

Ancora, nel caso delle cellule nervose il più rapido recupero del potenziale di membrana è in grado di aumentare la soglia di percezione del dolore, inducendo di fatto un effetto analgesico.

La stessa azione a livello delle membrane intracellulari porta al ripristino della produzione ottimale di ATP, la molecola che porta energia a tutte le strutture cellulari dell’organismo.

A livello di organi e strutture anatomiche questi effetti si traducono in analgesia, riduzione dell’infiammazione, stimolo al riassorbimento degli edemi.

In più i campi magnetici pulsati hanno un particolare effetto di stimolazione della migrazione degli ioni Calcio all’interno dei tessuti ossei, che è in grado di indurre il consolidamento della massa ossea e favorire la riparazione delle fratture.

TERAPIA “TOTAL BODY”

Stuoia per magnetoterapia

L’’osteoporosi è una patologia di tipo sistemico, che coinvolge cioè l’intero apparato scheletrico del nostro corpo. Si rende quindi necessario un trattamento che permetta di intervenire contemporaneamente su tutte le zone coinvolte dalla patologia senza però costringere il paziente a lunghe e scomode sessioni di terapia in cui indossare più applicatori contemporaneamente.

Per trattamenti definiti “total body” vengono in nostro aiuto particolari applicatori come quello in figura. La terapia avviene attraverso un materassino con diversi solenoidi al suo interno in grado di emettere il campo magnetico su una superficie molto vasta.

Uno dei vantaggi principali è quello di rendere possibile la terapia notturna durante il sonno in quanto fornisce una comoda superficie piana su cui riposare.

È adatto anche per la terapia diurna in pazienti immobilizzati o per persone particolarmente attive (es. casalinghe, professionisti, lavoratori autonomi, ecc.) che faticano ad effettuare applicazioni per molte ore collegati ad una fascia terapeutica e preferiscono quindi la terapia notturna.

Tra i migliori materassini magnetici in commercio, vi sono quelli di tipo componibile che permettono il posizionamento mirato dei magneti. Tali materassini ha la peculiarità di poter essere assemblati a seconda delle necessità del paziente spostando i solenoidi al loro interno a seconda delle zone da trattare.

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Cuscino di Spalle in Abduzione 10 – 15 gradi

È un dispositivo medico, sicuro e confortevole, che garantisce stabilizzazione e protezione all’arto da immobilizzare. Le cinghie di sostegno e le varie possibilità di regolazione a velcro assicurano la stabilizzazione migliore evitando il rischio di movimenti inopportuni. (cuscino in abduzione di spalla).

La presenza di fibbie, da regolare solo alla prima applicazione assistita dal tecnico specializzato, consente di reindossare il tutpre di spalla con estrema facilità. Il cuscino è completato da una pallina riabilitativa, ideale per mantenere in esercizio la muscolatura della mano e dell’avambraccio evitandone gonfiori e limitazioni di movimento.

Sempre disponibile – Possibilità di consegna in Ospedale, a domicilio o presso Centro Riabilitativo

Avvertenza

Nessun contenuto delle pagine del sito deve essere inteso come materiale pubblicitario, teso ad influenzare in qualsivoglia maniera una decisione di acquisto. Qualora riteniate che contenuti presenti sui siti siano invece di natura pubblicitaria siete pregati di segnalarlo. Il contenuto verrà attentamente esaminato e in caso sarà immediatamente rimosso o in ogni caso modificato per attenersi alle prescrizioni di non pubblicità. I pazienti sono pregati di consultare il proprio medico di fiducia.

PER INFORMAZIONI E DISPONIBILITA’ T. 05211560622

Ortopedia Dr. Mazzucchelli

Via abbeveratoia 61/c – 43126 – PARMA (PR)

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Tutori di Ginocchio

Donjoy post operatorio
Tutore di ginocchio donjoy

Tutori di ginocchio e ginocchiere per legamenti a Parma

tutori di ginocchio e le ginocchiere per legamenti sono dispositivi medici particolari utilizzati per sopperire a un deficit del ginocchio in seguito a trauma o a una patologia. Oggi il mercato ne offre tantissimi tipi e modelli e a volte si può incorrere nella possibilità di errore nella scelta.

Quanti tipi e modelli ne esistono?

tutori di ginocchio si possono dividere in base al grado di supporto prestato o in base all’indicazione terapeutica.

Per quanto riguarda il grado di supporto si dividono in:

  • tutori di ginocchia per alleviare dolori o per una minima contenzione (ginocchiera elastica);
  • tutori di ginocchia per infortuni di media / grave intensità (ginocchiera steccata e articolate);
  • ginocchiere per legamenti: tutori ortopedici specifici per lesioni ai legamenti crociati, mediali e menischi;
  • tutori post operatori (indicati nel trattamento ed iter post operatorio).

Se si vogliono dividere i tutori di ginocchio in base all’indicazione terapeutica si dividono in:

  • ginocchiere per patologie croniche come l’artrosi o l’artrite;
  • tutori di ginocchio per sport: in particolare per la lussazione di rotula, centraggio rotuleo, per il tendine rotuleo (Osgood Schlatter) e ginocchiere a 4 punti specifiche per sci, basket e motocross;
  • ginocchiere per legamenti: lesione ai crociati o ai legamenti collaterali.

Quanti tipi e modelli ne esistono?

I nostri consigli

tutori per ginocchio o per legamenti sono prodotti e commercializzati da diverse ditte italiane e multinazionali (Donjoy, Djo, Fgp, Ro+ten, Thuasne, Gibaud…). Ogni produttore presenta caratteristiche e qualità differenti ma in molti casi la giusta scelta per un ottimo risultato dipende dal tecnico ortopedico specializzato che vi sta  consigliando in base al vostro ginocchio, esigenze e necessità.

Nel nostro punto vendita in via abbeveratoia 61c a Parma potete trovare un vasto assortimento di tutori ortopedici e molto altro con il miglior rapporto qualità / prezzo: su indicazione medica sapremo consigliarvi al meglio e vi faremo trovare diverse soluzioni per trovare il tutore più idoneo.

Per maggiori informazioni visita la sezione tutori ortopedici di ginocchio o contattaci al 05211560622.

Le marche trattate

AVVISO

I pazienti sono pregati di consultare il proprio medico di fiducia. Il personale Medico o il Medico Specialista è l’unica figura in grado di effettuare una diagnosi e non esiste articolo o ricerca su internet in grado di sostituirla.

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Fascite Plantare

fascite plantare

Fascite Plantare

fascite plantare

Cos'è la Fascite Plantare?

La fascite plantare è una tra le più comuni cause di dolore al piede. Si manifesta soprattutto tra gli sportivi ed è causata da eccessivi sovraccarichi a livello degli appoggi podalichi.

Con la diagnosi medica di fascite plantre si evidenzia l’infiammazione del legamento arcuato. Tale legamento è una robusta fascia fibrosa che si estende dalla zona mediale del calcagno (subtentaculum tali) con le basi delle dita. Questo legamento gioca un ruolo molto importante nella trasmissione delle forze necessarie durante la deambulazione e la corsa.

Le Cause

Sono innumerevoli i fattori scatenanti della fascite, spesso combinati tra loro:

  • piedi piatti o cavi;
  • scarpe inadeguate;
  • sovrappeso
  • deficit muscolari del polpaccio (Tibiale posteriore, peroneo ed estensori delle dita).

Cura e Trattamento

Il trattamento della fascite plantare si basa sul riposo e sul controllo dell’infiammazione. Parlando di trattamento qualsiasi iniziativa terapeutica deve essere prescritta e cordinata sempre ed esclusivamete da personale Medico.

  • Riposo
  • Ghiaccio
  • Esercizi di Allungamento
  • Farmaci Antinfiammatori
  • Plantari e Tallonnette
  • Tutori Notturni

Il primo passo al risveglio

Il sintomo principale della fascite plantare è proprio il dolore localizzato nella parte interna del tallone. Spesso i sintomi sono maggior al risveglio, durante i primi passi appena scesi dal letto. Dopo pochi passi il dolore tende a diminuire piuttosto rapidamente per poi ricomparire dopo una lunga passeggiata o al termine della giornata.

Come appena definita, la fascite plantare è un’infiammazione della fascia plantare (legamento arcuato) causata da eccessivi sovraccarichi funzionali e pressori. Alla base c’è la degenerazione e quindi la perdita di elasticità del legamento associata ad un suo eccessivo accorciamento, inteso anche come incapacità nell’allugarsi.

Questa distensione della fascia plantare avviene dutante la flessione plantare: pensando quindi al semplice gesto di alzarsi sulle punte, la troviamo nel cammino, nella corsa, nei balzi e quindi in qualsiasi sport o attività motoria. Le lesioni legamentose sono tanto più severe quanto è maggiore la forza applicata.

Se è durante il movimento che la fascia plantare si infiamma è durante il riposo notturno che si verifica la situazione opposta: il nostro peso (forza gravità) non è scaricato sui piede e le punte dei piedi sono rilassate e quindi tendono a guardare verso il basso consentendo l’accorciamento della fascia.

Al mattino, non appena ci si alza dal letto, il peso corporeo ritorna sui piedi causando un allungamento brusco del tessuto fibroso che tende tuttavia a rimanere contratto causando dolore. Lo stesso movimento piano piano stimola l’allungamento dell’aponeurosi plantare favorendo la regressione del dolore.

Riassumendo...

La fascite plantare (infiammazione della fascia plantare) si presenta con dolore nella zona della pianta del piede, spesso nella zona del tallone ma frequente anche a livello delle teste metatarsali.

Segno caratteristico è il dolore subito dopo periodi di riposo quali il sonno o nei casi più severi anche dopo piccole pause nella posizione seduta che tende ad attenuarsi velocemente.

Le cause possono essere moltiplici ma comunque da ricercarsi nella causa dell’accorciamento / evento infiammatorio della fascia plantare.

Il trattamento (vedi sopra) porta nella quasi totalità dei casi alla risoluzione della sintomatologia dolorosa. Sicuramente, intervenire ai primi segni di fascite ne facilita la risoluzione e la guarigione. Molte volte, purtroppo, il paziente aspetta diversi mesi prima di indagare. Più sarà lungo il periodo di infiammazione, più sarà lenta la guarigione.

In ultimo, nella pratica quotidiana, non è raro trovare nei pazienti con fascite altre patologie concomitanti (Sperone calcaneare, metatarsalia, neuroma di morton, alluce rigido o valgo, piede cavo…)

I Nostri Plantari su Misura per la Fascite Plantare

 Il buon plantare ortopedico su misura  confezionato su misura e dopo attenta valutazione baropometrica dinamica rimane una buona soluzione per la fascite plantare.

Il plantare ha il duplice intento di ridurre il dolore e di cercare di allungare la fascia plantare. Dovrà essere quindi morbido, soprattuto al tallone, con una volta plantare corta e non troppo correttiva e con correzione ad elica per l’allungamento (tallone supinato / avampiede pronato).

La volta dove essere estremamente morbida, corta e non troppo corretta in quanto se l’intento è allungare la fascia, aggiungendo una spinta (volta) molto pronunciata si ottiene l’effetto contrario.

Importante programmare controlli periodici per valutare le correzioni nel tempo.

Dr. Mazzucchelli Luca

Fisioterapista e Tecnico della Riabilitazione

Artrosi

Magnetoterapia

Cos’è l’Artrosi

L’artrosi, chiamata anche osteoartrosi o osteoartrite, è una malattia cronica, che colpisce le articolazioni. Si tratta di una patologia di tipo degenerativo, in quanto porta alla progressiva perdita delle normali componenti anatomiche che formano le articolazioni. L’artrosi interessa prevalentemente le grandi articolazioni tra cui il rachide (le vertebre) e le articolazioni degli arti.

L’osteoartrosi è caratterizzata dalla perdita della cartilagine articolare (vedi cartilagine e acido ialuronico), che viene sostituita da nuovo tessuto osseo, provocando dolore ed una limitazione funzionale nei movimenti. L’artrosi non va scambiata con l’artrite, patologia ben differente e ad insorgenza infiammatoria.

 

 

Classificazione

 

L’artrosi di divide in:

–         Artrosi primaria: insorge, senza causa apparente, in una articolazione sana;

–         Artrosi secondaria: insorge in seguito a sovraccarico funzionale (es sport agonistico), deformità, traumi, processi infettivi od infiammatori.

 

A che età colpisce l’artrosi?

 

L’artrosi colpisce in forme distinte, che possono manifestarsi in età diversa: l’artrosi primaria può sopraggiungere in età adulta, verso i 40-50 anni,

L’artrosi cosiddetta secondaria invece insorge in età più avanzata, tendenzialmente dopo i 60 anni, e come abbiamo precedentemente detto è da ricondurre al naturale processo di invecchiamento della cartilagine. In alcuni casi, ad esempio a seguito di una precoce e intensiva attività agonistica, l’artrosi può colpire anche soggetti sotto i 40 anni. La patologia può manifestarsi anche come come conseguenza di traumi dovuti a cadute o incidenti: in questo caso è indipendente dal fattore età.

 

Riassumendo l’incidenza dell’artrosi è direttamente correlata e proporzionale all’età in quanto è presente nella maggioranza dei casi dal quarantesimo anno di età e nella quasi totalità dei settantenni, con un picco di massima incidenza fra i 75 ed i 79 anni.

 

In Italia ne soffrono più di 4 milioni di individui.

 

 

Principali sintomi dell’artrosi

 

Il dolore articolare è il principale sintomo e campanello d’allarme di questa patologia. Le persone affette da artrosi possono percepire dolore in tre situazioni diverse:

  • Mentre si utilizza l’articolazione
  • Dopo un periodo di riposo dell’articolazione
  • A seguito di un eccessivo sforzo fisico che ha coinvolto l’articolazione

Il sintomo tipico dell’osteoartrosi è la riduzione della mobilità articolare: per esempio, in caso di coxartrosi (artrosi all’anca), è molto frequente notare una minore usabilità dell’arto inferiore e l’impossibilità di compiere determinati movimenti, come distendere totalmente la gamba o chinarsi in avanti.

A lungo andare l’artrosi può portare a una riduzione del rom articolale dell’articolazione colpita, causando un grave peggioramento della qualità della vita.

Cura dell’artrosi

Un’efficace cura dell’osteoartrosi si divide in:

  • fase di prevenzione: perdita di peso nell’obeso, correzione di varismo o valgismo, scoliosi e lussazione dell’anca, modificazione di attività lavorative potenzialmente lesive, dieta ed integrazione;
  • trattamento farmacologico: i Fans sono utili per alleviare il dolore e per facilitare la mobilizzazione dell’articolazione durante brevi cicli di terapia;
  • Fisioterapia ed attività fisica;
  • intervento chirurgico (protesica): interventi chirurgici, specialmente all’anca, possono ripristinare la funzione articolare mediante modificazione dei rapporti tra i due capi articolari o grazie ad una sostituzione con una protesi.

 

Prevenzione ed attività Fisica

 

La prevenzione dell’artrosi si basa sul controllo dei fattori di rischio: evitare il sovrappeso, le posizione viziate ed i carichi eccessivi e ripetuti, intesi anche come attività sportiva intensa.

Molto spesso si legge che l’attività fisica eccessiva consuma e danneggia le articolazioni favorendo la comparsa di artrosi e che pertanto vada assolutamente evitata in pazienti artrosici. In realtà, non è una verità assaluta: è vero che l’artrosi è frequente in molti sportivi ma non è vero che a tutti gli sportivi verrà diagnostica. E’ vero invece che molto spesso l’altrosi insorge in seguito a traumi o fratture.

L’attività fisica mirata, o la Fisioterapia, è in grado di alleviare il dolore e di migliorare la mobilità dell’articolazione, preservare muscoli e tendini, migliorare l’equilibrio e la cordinazione riducendo il rischio di cadute. E’ molto importante eseguire un adeguato riscaldamento muscolare, proteggere le articolazioni da traumi ed impatti, scegliere calzature idonee, eventuale plantare ortopedico (per eventuali correzioni di varo / valdo) e scegliere superfici soffici sulle quali svolgere gli esercizi. In fine l’attività fisica regolare agisce sul controllo del peso e sulla cura dell’obesità.

In presenza di artrosi o in paziente in sovrappeso è consigliabile la pratica del ciclismo dato che il muscolo lavora ugualmente ma il ginocchio è in scarico. L’articolazione non si trova costretta a sopportare tutto il peso corporeo come avviene ad esempio durante il ballo, la camminata e soprattutto la corsa. Anche il nuoto e le attività in acqua sono esercizi favorevoli poiché rendono i movimenti più leggeri in assenza o quasi di peso (gravità).

 

Integratori e Dieta

 

Negli ultimi anni sta assumendo un’importanza sempre più rilevante l’utilizzo di sostanze come la glucosamina solfato, la condroitina solfato e l’acido ialuronico (componente del liquido sinoviale con un’importanza fondamentale nella lubrificazione articolare) per curare e prevenire la patologia artrosica.

Anche la dieta ha un ruolo importante: un’alimentazione ricca di antiossidanti, equilibrata, povera di alcol e non troppo ricca di alimenti di origine animale aiuta infatti a mantenere in salute le articolazioni. La dieta deve quindi essere orientata verso la limitazione di agenti ossidanti ed acidificanti fornendo tutte le sostanze nutritive di cui l’organismo necessita (in particolare vitamine, omega-3, minerali ed acqua). Molto importante risulta il consumo di pesce, associato alla moderazione delle porzioni giornaliere di frutta secca ed oli di semi.

 

Dr. Mazzucchelli Luca

Fisioterapista e Tecnico della Riabilitazione

 

Artrosi Cervicale

Artrosi del ginocchio

Artrosi dell’anca Rizoartrosi

Protesi al ginocchio

Protesi d’anca

Condroprotettori

Infiltrazioni di acido ialuronico

osteoporosi

artrite

 

 

 

Diagnosi

La diagnosi dell’artrosi si basa sui sintomi e sull’esame radiologico (Rx). Quest’ultimo può mettere in evidenza le deformazioni dell’articolazione, rappresentate da una riduzione della rima articolare (lo spazio tra le due estremità dell’articolazione), gli osteofiti, ed eventuali cisti ossee (geodi).

Si ricorda che l’unica figura professionale abilitata e con competenze oportune a fare diagnosi è esclusivamente il Medico, ed è solo dopo un’accurata ed approfondita visita medica che si può giungere ad una diagnosi efficace ed ad improntare una terapia.

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